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Cenni storici sulla
cavalleria italiana, le sue specialità, i suoi reggimenti attraverso le
cartoline storiche militari.
La cavalleria italiana compie in questo scorcio di inizio secolo e
millennio quasi trecentoventi anni di vita, al servizio della
collettività nazionale concorrendo a formare prima e a difendere poi
l’unità e l’indipendenza della Patria e correlando, quindi, strettamente
le sue vicende con la creazione dello stato italiano.
Rievocare la storia della cavalleria nell’era nucleare e spaziale non è
anacronistico e superato, come a prima vista può sembrare, per la
validità del patrimonio spirituale e di virtù, non solo militari,
tramandatoci, come si potrà vedere nel seguito di queste pagine.
La cavalleria nasce alla fine del Seicento nell’antico Piemonte lo stato
preunitario che inizia il movimento d’indipendenza dallo straniero. Il
suo ordinamento si accresce nel tempo.
La cavalleria partecipa a tutte le campagne di guerra prerisorgimentali
e risorgimentali, alle campagne coloniali e alle due guerre mondiali.
Con decreto ministeriale del 1° giugno 1999 entrano a far parte
dell’Arma di Cavalleria due prestigiose specialità dell’Esercito, i
Carristi e l’Aviazione dell’Esercito in modo che sono riuniti tutti gli
elementi della manovra in una unica Arma, quella appunto, della manovra.
“Il cuore oltre l’ostacolo” è uno dei più significativi motti che
simboleggia pienamente lo spirito dell’Arma che passa attraverso la
storia con l’impeto dei suoi cavalli, lasciando indelebili tracce. Per
le sue caratteristiche manovriere, per la velocità dell’azione e la
potenza dell’urto, in arcione si è sempre distinta ed imposta, nella
imponenza dei suoi scalpitanti schieramenti, per la capacità di cogliere
l’attimo propizio e fuggente e piombare con incontenibile slancio sul
nemico incalzante, per ridurne l’irruenza ed arrestarlo o
sull’avversario scosso per inseguirlo ed annientarlo.
Le gesta sono, del resto, testimoniate dalle ricompense al valor
militare agli Stendardi - una croce dell’ordine militare di Savoia (oggi
detto d’Italia), sei medaglie d’oro, diciotto d’argento, trentadue di
bronzo, nove croci di guerra - così come dalle moltissime decorazioni
individuali che cavalieri di ogni grado e di ogni tempo si sono
meritati.
Basta citare 93 medaglie d’oro al valore militare e 165 croci
dell’Ordine militare d’Italia.
Dal punto di vista storico riscontriamo a partire dal 1683:
La CAVALLERIA SABAUDA (1683-1713):
“DRAGONI di S.A.R.” (1683) - “DRAGONI di PIEMONTE” (1690) -
“PIEMONTE REALE CAVALLERIA” (1692) - “SAVOIA CAVALLERIA” (1692).
La CAVALLERIA SARDO-PIEMONTESE (1720-1859):
“AOSTA” (1774) - “NOVARA” (1828) - “SALUZZO” (1848) - “MONFERRATO”
(1850) - “ALESSANDRIA” (1850) - “GUIDE” (1859).
Nel 1859 con il contributo
delle annessioni dell’Italia settentrionale e centrale e l’unificazione
delle Cavallerie nazionali preunitarie :
La CAVALLERIA PROVINCE LOMBARDE (1859):
“MILANO” - “LODI” - “MONTEBELLO”
La CAVALLERIA LEGA ITALIANA CENTRALE (1859):
“FIRENZE” - “VITTORIO EMANUELE II” - “LUCCA” - “PIACENZA”
Tutte le precedenti aliquote si fondono nel 1861 nella CAVALLERIA DEL
REGNO D’ITALIA portando ad un totale di 17 reggimenti.
Gli incrementi successivi,
sottoindicati, portano al massimo storico di 30 reggimenti.
(1863): “FOGGIA” “CASERTA” (1871): “ROMA” (20°)
(1883): “PADOVA” (21°) “CATANIA” (22°) (1887): “UMBERTO I” (23°)
“VICENZA” (24°)
(1909): “MANTOVA” (25°) “VERCELLI” (26°) “AQUILA” (27°) “TREVISO” (28°)
“UDINE” (29°)
(1915): “PALERMO” (30°)
La denominazione è derivata in prevalenza dalle regioni e province del
Regno, con tre eccezioni: un combattimento (“Montebello”), una
specialità (“Guide”), due sovrani (“Vittorio Emanuele II”, “Umberto I”).
Specialità e impiego sono differenziati in base all’armamento: lancia o
sciabola.
Né si possono tralasciare le recenti ricompense al valor civile ed al
valore dell’Esercito, attribuite ai reparti per premiare l’abnegazione
dimostrata nei soccorsi portati, con la consueta generosità, alle
popolazioni colpite da calamità naturali: la medaglia d’argento al
valore civile alle «Guide» per il disastro del Vajont (1963); la
medaglia di bronzo al valor civile a «Lodi» per l’alluvione del 1968 nel
Vercellese; le medaglie al valor dell’Esercito a «Piemonte», «Genova»,
«Novara», «Aosta», «Milano», «Firenze», «Guide», «Treviso» nonché le
medaglie al valor civile ai comandi delle due Brigate per il terremoto
del Friuli (1976).
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